Dopo le cartelle, arriva la rottamazione delle liti fiscali

Il governo spinge verso la rottamazione delle liti fiscali, con notevoli benefici per i contribuenti. Ecco quali!

Dopo la rottamazione delle cartelle Equitalia il governo si appresta a lanciare anche la rottamazione delle liti fiscali. La proposta in questione mira a chiudere le controversie fiscali pendenti, così da sanare quella montagna di controversie che tengono sotto scacco la giustizia tributaria. Nel decreto legge sulla manovra bis si legge che tale misura “darà la possibilità di definire le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, e che risultano pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello di Cassazione”.

L’idea che sta dietro tale misura è quindi molto chiara: riportare i contribuenti in lite con il Fisco all’accertamento o alla cartella da cui è nato il contenzioso. Ad esempio, se un contribuente X si ritrova in causa per un accertamento da 20mila euro, potrebbe anche decidere di chiudere la controversia senza versare sanzioni né interessi, ma pagando soltanto quanto richiesto originariamente dalle Entrate.

Secondo quanto prevede la bozza della rottamazione delle liti, per ciascuna controversia pendente il contribuente potrà presentare domanda di rottamazione entro il 30 settembre 2017 e avrà la possibilità di saldare i contenziosi in essere (superiori a 2mila euro) in tre rate: prima e seconda rata del 40% da versare rispettivamente entro il 30 settembre e il 30 novembre 2017, mentre il rimanente 20% potrà essere saldato con la terza rata entro il 30 giugno 2018.

Nel caso in cui la controversia dovesse riguardare solo interessi di mora o sanzioni non collegate ai tributi, a quel punto la definizione prevederebbe il pagamento del 40% del totale contestato.

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