Petrolio a 35 dollari: vertice OPEC inutile, i sauditi volano

Il prezzo del petrolio è in discesa. Intanto il Venezuela preme per un (inutile) vertice OPEC, mentre l’Arabia Saudita batte un nuovo record nella produzione del greggio.

Il prezzo del petrolio è in discesa, ma resta comunque ben al di sopra dei 40 dollari al barile. In particolare le quotazioni del Brent si attestano su quota 44.38 dollari, mentre quelle del Wti americano oscillano intorno ai 42.18 dollari al barile. Cresce intanto lo scetticismo in merito alla possibilità che da un ennesimo vertice OPEC possa uscirne qualcosa di nuovo, pertanto la decisione del Venezuela di fare pressioni per un vertice che a questo punto dovrebbe aver luogo tra settembre e ottobre non viene francamente capita dal mercato.

Gli investitori infatti non considerano che questo vertice sarà in grado di varare una misura di sostegno ai prezzi del petrolio – così come il Venezuela vorrebbe – tanto è vero che i dati ufficiosi lasciano trasparire molta cautela in materia.

Nel frattempo l’Arabia Saudita che è leader del cartello, nel mese di luglio ha estratto 10.67 milioni di barili al giorno eguagliando un nuovo record e battendo quello raggiunto nel giugno 2015 quando estrasse 10.56 milioni di barili. E anche qui, la cosa non è da interpretare in chiave positiva: il fatto che l’Arabia Saudita abbia incrementato la produzione non è un buon segnale, e giunge per di più dopo che la compagnia Aramco ha tagliato i prezzi di listino per la clientela asiatica.

Il motivo per cui Riad non ha alcuna intenzione di ridurre gli squilibri globali che si stanno registrando nella (sovra)produzione di petrolio sono semplici: i sauditi ritengono che un loro eventuale arretramento finirebbe col far trarre beneficio all’Iran, che da inizio anno è tornata a lavorare sui mercati internazionali.

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