Petrolio tra alti e bassi: l’Opec si riunisce a settembre

Il mercato del petrolio è troppo altalenante: produzioni in eccesso e prezzi che guardano troppo di frequente al ribasso. Alla luce di ciò, l’Opec si riunirà a fine settembre per studiare misure ad hoc.

Il prezzo del petrolio guarda al ribasso, penalizzato in particolar modo dall’incremento delle scorte degli Stati Uniti e dai livelli record toccati dalla produzione saudita. Intorno alle 11 di questa mattina il Brent si aggirava intorno ai 43.59 dollari al barile (-0.46 dollari), dopo essersi mosso un po’ tra i 44.04 e i 43.45 dollari.

La svalutazione del greggio, però, non è certo cosa degli ultimi giorni. Sono ormai due anni che il mercato dell’oro nero è contrassegnato da continue rincorse al ribasso, tanto che dal 2014 si stima che sul petrolio ci sia stato un crollo del prezzo nella misura del 70%: si tratta del livello più basso degli ultimi 11 anni.

Tutta principalmente colpa di un eccesso di produzione, visto che la stessa Opec, il mese scorso, dichiarava che i paesi produttori procedevano con un’estrazione di 33.11 milioni di barili al giorno, in crescita cioè di 46.000 barili rispetto al solo mese precedente!

Per riallineare il mercato del petrolio su un livello di produzione più equilibrato e per riportare il prezzo verso livelli per così dire “sani”, i paesi membri dell’Opec hanno deciso di riunirsi dal 26 al 28 settembre prossimo ad Algeri nell’ambito di un ritrovo informale. L’obiettivo? Prima di tutto convincere Arabia Saudita, Russia e Iran a contenere la produzione di greggio che negli ultimi tempi è andata fuori misura.

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