Cina e ambiente: progettate 20 centrali solari termodinamiche

Negli ultimi anni, quando si parla di inquinamento globale, lo si fa puntando sempre particolare attenzione a quello che accade in Cina. Stiamo parlando del resto della prima economia al mondo, di uno dei paesi insomma che più di tutti contribuisce all’emissione di gas serra e di altre sostanze responsabili del cattivo stato di salute del nostro pianeta.

Non mancano però importanti segnali positivi da parte del colosso asiatico, segnali accolti sempre molto positivamente dall’opinione pubblica che vede ormai Pechino come una sorta di traino per l’economia mondiale. Di recente la Cina si è mostrata molto aperta nei confronti delle energie rinnovabili e i suoi leader molto disponibili nel favorire l’apertura di nuovi impianti a impatto zero sull’ambiente.

È di questi giorni la notizia della prossima apertura, entro due anni, di venti nuove centrali solari termodinamiche, alternative quindi al classico fotovoltaico, nelle regioni di Gansu, Hebei, Xinjiang, Mongolia Interna e Qinghai.

Si tratta proprio di uno di quei segnali di cui parlavamo poco fa: la Cina si è decisa a puntare sul nuovo, sull’ecologico, e lo fa in grande, con ben venti impianti da realizzare in tempi record e tutti basati su una tecnologia tra le più innovative tra quelle sviluppate negli ultimi tempi.

Ma cos’è, di preciso, una centrale solare termodinamica? Nota anche come centrale solare a concentrazione, oppure centrale solare termoelettrica, essa è una tipologia di centrale elettrica che sfrutta, come fonte energetica primaria, la radiazione solare, accumulandola sotto forma di calore per mezzo di tecniche di “concentrazione solare”, per convertirla poi in energia elettrica.

Qual è quindi la differenza con un tipico impianto fotovoltaico? Molto semplice: una centrale termodinamica, alla fase di captazione della energia solare incidente, già presente nei comuni impianti solari termici, aggiunge un ciclo termodinamico per la trasformazione dell’energia termica raccolta in energia elettrica.

In parole povere, il solare termodinamico non produce energia elettrica direttamente dai pannelli, come il fotovoltaico, poiché utilizza la luce del sole per scaldare un fluido speciale a temperature elevatissime: questo trasforma poi l’acqua in vapore, che alimenta le turbine che fanno girare gli alternatori, producendo così elettricità. Il fluido mantiene la temperatura a lungo e può far funzionare l’impianto anche dopo il tramonto, con tutti i vantaggi che ne conseguono.

L’innovazione è evidente e se ne sono resi conto in Cina, dove i lavori di costruzione delle nuove centrali sono già cominciati. Adesso vedremo che succederà negli altri paesi.

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