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Protezione dei dati personali nelle app di messaggistica: il dettaglio che manca quasi sempre nelle impostazioni

Marta Parmeggianidi Marta Parmeggiani· 14/08/2026 09:14
Protezione dei dati personali nelle app di messaggistica: il dettaglio che manca quasi sempre nelle impostazioni

Mi è capitato di recente di scoprire qualcosa di inquietante mentre aiutavo una signora a configurare il suo smartphone nuovo. Controllava le impostazioni di WhatsApp, credendo di aver già bloccato tutto, quando invece trovammo attive una decina di autorizzazioni che non aveva mai dato consapevolmente. Non è un caso isolato: la stragrande maggioranza degli utenti non sa che i dettagli più importanti per la propria privacy si nascondono in menu dimenticati, spesso con etichette fuorvianti.

Le app di messaggistica sono tra le più usate al mondo, ma anche tra le più sottovalutate quando si parla di protezione dei dati. Tutti parlano della crittografia end-to-end, ma pochi si rendono conto che la vera vulnerabilità spesso non è tecnologica, bensì procedurale. È quel dettaglio che manca quasi sempre nelle impostazioni, quello che nessuno vede perché nascosto in profondità nei menu o presentato in modo così generico da non far scattare il campanello d'allarme.

Il permesso che regala la vostra posizione

Partiamo dal più scioccante: la geolocalizzazione. La maggior parte delle app di messaggistica richiede l'accesso alla posizione del dispositivo, teoricamente per funzioni di condivisione della mappa. Ma sapete quanti utenti lasciano questo permesso attivo permanentemente? Quasi tutti.

Nel 2023 un lettore mi ha scritto disperato perché si era accorto che Telegram stava accedendo costantemente ai dati GPS del suo telefono, anche quando l'app era chiusa. Il problema? Non era un bug, era l'impostazione di default. L'app chiedeva il permesso al primo avvio, quasi di sfuggita, e lui aveva cliccato "sì" senza leggere.

La soluzione è semplice ma controintuitiva: dovete negare il permesso di posizione per le app di messaggistica, almeno a livello di sistema operativo. Se avete necessità di condividere la mappa, potete farlo manualmente, senza delegare il monitoraggio costante al'applicazione. Su Android, vi basta andare in Impostazioni > App > Permessi > Localizzazione e revocare l'accesso all'app specifica. Su iOS, stessa cosa: Impostazioni > Privacy > Localizzazione.

I contatti che non volevate condividere

Ecco il dettaglio che manca quasi sempre nelle impostazioni di cui parlo nel titolo: la sincronizzazione della rubrica.

Quando installate WhatsApp, Telegram o Signal, vi viene chiesto di importare i vostri contatti "per trovare amici più facilmente". Quello che non vi dicono chiaramente è che questa operazione non è una semplice lettura locale. I dati di contatto vengono elaborati dai server dell'azienda per creare una lista di numeri di telefono che potenzialmente corrispondono a utenti registrati. È un processo lecito e trasparente nelle policy, ma la maggior parte della gente non lo sa.

Il problema diventa grave se cambiate idea in seguito. Molti utenti non sanno che esiste un'opzione per disabilitare la sincronizzazione automatica della rubrica. Dopo averla attivata al primo avvio, i contatti rimangono registrati nei sistemi dell'azienda. Dovete andare manualmente nei menu di privacy dell'app e trovare spesso sepolto tra dieci altre opzioni il pulsante "Gestisci i dati di contatto" o simile.

Su WhatsApp: Account > Privacy. Trovate "Chi può vedere il mio stato", "Le mie letture", ma poco sotto – ecco il dettaglio nascosto – c'è l'opzione che controlla se WhatsApp può continuare a sincronizzare la vostra rubrica. Dovete cercarla con pazienza. Su Telegram: Impostazioni > Privacy e sicurezza > Sincronizzazione contatti. È un menu così poco visibile che la maggior parte della gente non sa nemmeno che esista.

Cosa realmente vi serve mettere in sicurezza

Dimentichiamo per un momento tutte le teorie sulla Crittografia end-to-end che leggiamo ovunque. È importante, certo, ma non è quello che controlla direttamente voi. Quello che dovete controllare sono tre cose concrete.

Primo: le autorizzazioni di sistema. Non è solo la posizione o i contatti. Dovete controllare se l'app accede alla vostra fotocamera, al microfono, alla memoria interna, ai vostri file. Su entrambi gli ecosistemi, dovete andare nelle impostazioni del telefono – non dell'app – e revocare i permessi che non servono. Un'app di messaggistica ha bisogno di accesso al microfono e alla fotocamera solo se volete fare videochiamate. Se non le fate, togliete il permesso.

Secondo: l'autenticazione a due fattori. Non è un'impostazione di sicurezza oscura, eppure la maggior parte della gente non l'attiva. Su WhatsApp: Account > Due passaggi. Su Telegram: Impostazioni > Privacy e sicurezza > Autenticazione a due fattori. È di fondamentale importanza soprattutto se il vostro numero di telefono è molto prezioso – per esempio, se è registrato su molti servizi bancari o email importanti.

Terzo: la visibilità online. Sapete se qualcuno può vedere quando siete connesso? Se siete in fase di scrittura di un messaggio? Queste opzioni esistono, ma sono talmente nascoste che nessuno le cambia mai. Andate in Account > Privacy e disabilitate "Ultimo accesso" se non volete essere tracciati costantemente. A me personalmente serve, ma so che molti preferirebbero privacy totale.

L'errore più comune che commetto ancora

Voglio essere onesto: anche sapendo tutto questo, continuo a scoprire autorizzazioni che avevo dimenticato di disabilitare. Pochi mesi fa mi sono accorto che aveva attivato il permesso di accesso all'Identità e calendario senza accorgermene. Non ricordo nemmeno di aver autorizzato, probabilmente è stato durante un aggiornamento.

La lezione è questa: non è sufficiente una sola volta sistemare tutto. Ogni tre mesi, entrate nelle impostazioni del vostro telefono e controllate di nuovo le autorizzazioni di sistema. Le app a volte chiedono nuovi permessi durante gli aggiornamenti, a volte come conseguenza di modifiche al servizio. Voi avete il controllo, ma dovete esercitarlo consapevolmente.

Il dettaglio che manca nelle impostazioni non è un bug: è design. È deliberatamente reso poco visibile per scoraggiare l'utente medio dal disabilitarlo. Conoscerlo, però, vi mette dalla parte giusta della barricata.

Marta Parmeggiani
Marta Parmeggiani

Da sempre incuriosita dal funzionamento dei dispositivi, Marta si è specializzata nell’assistenza tecnica per dispositivi mobili. Col tempo ha approfondito il mondo del machine learning e ama rendere accessibili temi complessi anche a chi inizia da zero.